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29/03/2014

Scegliere uno smartphone in abbonamento: cosa fare se si rompe?

Data l’esigenza di connessione, criticata o osannata che sia, ormai quasi ogni consumatore ha sperimentato la comodità e la semplicità di usare un cellulare intelligente per svolgere ogni azione quotidiana: si tratta di un’abitudine ben intercettata dalle compagnie di telefonia mobile, tra cui spiccano i prodotti di Wind, di Vodafone e di altri operatori che includono cellulari e traffico dati.
Infatti, anche chi decide di scegliere tra le offerte per cellulari più convenienti può trovare nel pacchetto traffico dati incluso e anche opzioni per acquistare uno smartphone risparmiando sicuramente rispetto all’acquisto separato di un cellulari cinesi android low-cost e di una tariffa: ecco allora che spesso conviene scegliere degli abbonamenti che includano un cellulare intelligente.276378_130336499920619036.jpg
Dopo aver pensato al benessere del nostro portafogli, sarà però fondamentale conoscere con attenzione anche tutte le clausole previste dal contratto con l’operatore telefonico, anche in caso di eventi spiacevoli come nel caso in cui si verifichi un malfunzionamento o un difetto di fabbrica.
Il comodato d’uso infatti prevede che ogni mese si paghi una quota per saldare pian piano il contratto: ma come ci si può muovere se ci rendiamo conto che il cellulare che stiamo pagando insieme alla tariffa non funziona come dovrebbe? Ecco allora qualche informazione in più per tutelarci ed evitare di vanificare il tentativo di risparmio.
Supponiamo allora di aver scelto un contratto in abbonamento con cellulare incluso presso uno dei tanti operatori telefonici sulla piazza: dopo aver felicemente utilizzato il nostro smartphone per qualche settimana, ecco che riscontriamo dei problemi nel suo funzionamento.
La prima cosa da fare sarà rivolgersi al negozio dove abbiamo richiesto e attivato il contratto: nel punto vendita, i responsabili si accerteranno dell’entità del danno e lo prenderanno in consegna per inviarlo in assistenza. Questa possibilità non potrà esserci rifiutata dall’operatore, dal momento che stiamo pagando per un servizio che non funziona alla perfezione.
Di certo poi, la riparazione non dovrà dilatarsi troppo nel tempo: secondo infatti l’Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, che si esprime attraverso le parole del suo responsabile telefonia Domenico Murrone, “La legge prevede tempi congrui per la riparazione, senza ben definirli, ma in questo caso dovrebbero essere una settimana”.
Inoltre, al momento della presa in carico del problema e del ritiro del cellulari a basso costo difettoso, la compagnia dovrà fornirci un apparecchio sostituivo in cambio. E non uno qualsiasi, ma lo stesso modello, o, qualora questo non fosse disponibile in negozio, un altro cellulare che sia dunque commisurato al valore e alle prestazioni del precedente.
“Il cellulare in comodato è infatti collegato a un piano tariffario che l’utente è obbligato a pagare per contratto – prosegue Murrone – L’operatore è quindi tenuto a fornire subito un cellulare che corrisponde alle caratteristiche previste dal contratto sottoscritto. Può essere il cellulare riparato in una settimana oppure un cellulare sostitutivo, di uguale modello”.
Alcuni clienti però, sui forum delle maggiori associazioni di consumatori e più in generale in rete, lamentano dell’inefficienza del servizio delle compagnie telefoniche al momento della riparazione: spesso i tempi sono molto lunghi (si parla addirittura di mesi) e magari il telefono sostitutivo non ci soddisfa appieno. In tutto questo, ricordiamolo, si sta ancora pagando per l’abbonamento stipulato.
Qualora si verifichino tali episodi, potremo inviare via raccomandata all’operatore telefonico responsabile del problema una “messa in mora”, ovvero la richiesta di un rimborso: come ricorda l’Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, sarà bene “chiedere anche un rimborso di 300-400 euro, per spingere l’operatore a rispondere”.
Le ultime alternative qualora l’operatore telefonico non rispondesse? Il Corecom, se la Regione in cui si vive ne possiede uno attivo, o una delle associazioni dei consumatori, o ancora la Camera di Commercio per effettuare una conciliazione.5

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